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A causa del protrarsi della forzata inattività e chiusura della nostra sede, desideriamo tenere vivo il rapporto con tutti, soci e frequentatori, tramite articoli, video o musica che possano suscitare riflessioni e scambio di esperienze tra di noi.

I soli soci, accedendo all'area riservata, visualizzeranno sotto a ciascun contributo un riquadro in cui potranno scrivere un riscontro e leggere quelli degli altri.

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Cari soci e frequentatori,

molti dei nostri gruppi hanno portato avanti la ricerca, in questo periodo, tramite incontri in videochiamata o scambio di scritti.

In questa seconda parte di "Teniamoci in contatto" invieremo i lavori che alcuni gruppi desiderano condividere con tutti noi.

Il gruppo Maschile e Femminile ha preparato un video sul racconto "Le ranocchie nella panna", che potete leggere di seguito.

Soci e frequentatori potranno vedere il filmato cliccando qui.
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La Segreteria


Jorge Bucay: da “Lascia che ti racconti – storie per imparare a vivere”

LE RANOCCHIE NELLA PANNA

C’erano una volta due ranocchie che caddero in un recipiente pieno di panna.

Si resero subito conto che sarebbero affogate: era impossibile nuotare o rimanere a galla per tanto tempo in quella massa densa come le sabbie mobili. All’inizio le due rane si misero a sgambettare nel tentativo di raggiungere il bordo del recipiente. Ma era inutile; riuscivano soltanto a sguazzare sul posto e ad affondare. Diventava sempre più difficile risalire in superficie e respirare.

Una di loro disse ad alta voce: “Non ce la faccio più. E' impossibile uscire di qui. Non si può nuotare in mezzo a questa roba viscida. E dato che devo morire, non vedo perché prolungare la mia sofferenza. Non riesco proprio a capire che senso abbia morire di sfinimento per uno sforzo inutile.”

Detto questo smise di scalciare e affondò rapidamente, inghiottita dal denso liquido biancastro.

L'altra rana, più costante o forse più cocciuta disse fra sé: “Non c'è verso di salvarsi! Non si può fare nulla per andare avanti in mezzo a 'sta roba. Eppure, anche se la morte si avvicina, preferisco lottare fino all'ultimo respiro. Non voglio morire neanche un secondo prima che sia giunta la mia ora”. Continuò a sguazzare sempre sul posto, senza muoversi di un millimetro, per ore e ore.

E a un tratto, con tutto quello zampettare e ancheggiare, agitare e tirar calci, la panna si trasformò in burro. Meravigliata, la ranocchia spiccò un salto e pattinando raggiunse il bordo del recipiente. Lo scavalcò e se ne ritornò a casa gracidando allegramente.

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