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Carissimi,

proprio al termine di questa giornata di Pasqua, che per me ha rappresentato una breve tregua da un periodo faticoso, riesco finalmente a scrivervi la mia esperienza e a ringraziarvi delle vostre riflessioni che mi hanno molto alimentata.

Diversamente da quanto mi aspettavo inizialmente e da quanto ho visto succedere intorno a me, questo ultimo mese e mezzo non è stato affatto di silenzio, di tranquillità e men che meno di inattività. E' stato anzi difficile riuscire a proteggere anche solo qualche minuto al giorno per potermi fermare a guardare il cielo.

In quanto esponente del team digitale della mia scuola sono stata letteralmente sommersa per settimane, dalla mattina alla sera tarda, sabati e domeniche comprese, di telefonate, chat, mail, videochiamate e richieste di ogni genere.
Da un lato, quindi, la famiglia con tutte le complicazioni di gestione della nuova situazione, dall'altro la scuola con la necessità di organizzare la didattica a distanza e, soprattutto, di sostenere i molti colleghi e famiglie meno informatizzati. 
Niente, ovviamente, in confronto a medici, infermieri e tante altre categorie di lavoratori impegnati in prima linea, ma un periodo di grande tensione, fatica e stress.

Finalmente la situazione inizia a migliorare: in famiglia si sono tutti bene o male adattati alla nuova condizione e iniziamo anzi a goderci le opportunità date dalla vicinanza e le possibilità offerte dalla tecnologia per restare in contatto nonostante la distanza.  Anche le difficoltà organizzative della scuola e le ansie connesse ai drastici cambiamenti necessari, a cui nessuno era preparato, stanno lentamente rientrando.

In tutto questo, il mio impegno prioritario sin dal primo giorno di chiusura delle scuole è stato quello di mantenere la ricerca educativa e la modalità esperienziale di lavorare con la mia classe, adattandola alla nuova condizione. 
Per sentirci uniti ascoltiamo, prima di iniziare ciascuno a casa sua e con i suoi orari a svolgere le attività scolastiche, la stessa musica e ci visualizziamo in classe nel nostro cerchio del mattino.
Così facciamo, stavolta insieme, tre volte alla settimana all'inizio delle videochiamate. I bambini sono straordinari e i genitori stupefatti dalla serietà con cui lo fanno. 

Tutto il resto avviene, però, nell'isolamento della propria casa e viene veicolato prevalentemente in forma scritta.
Questo mi richiede, per ogni spunto e ogni opportunità di osservazione e di riflessione che intendo offrire ai bambini, un lungo procedimento di semplificazione di ogni frase, per renderla tanto precisa quanto breve ed essenziale, affinché sia comprensibile da bambini di sette anni, per molti dei quali le lettura delle parole in un testo e la comprensione del suo significato richiedono ancora due passaggi successivi e distinti e per cui la voce della maestra aveva finora costituito il veicolo principale, e soprattutto affettivo, di ogni proposta didattica.

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Un esercizio, questo di scrivere, riscrivere e sfrondare fino a perfezionare l'essenziale, che sto trovando straordinario
. Impegna moltissimo tempo, perché richiede una continua revisione e affinamento, un'immedesimazione partecipe in ciascuno dei bambini per cercare di prevedere come e cosa ognuno di loro recepirà. E' necessario fare l'opposto di quanto si farebbe di persona, quando si può modulare ogni frase in tanti modi diversi per raggiungere tanti bambini diversi, ciascuno con le sue qualità, limiti, difficoltà, attitudini, sensibilità, predisposizioni, capacità, conoscenze... Ora invece occorre purificare al massimo il pensiero, per rendere raggiungibile a tutti una stessa frase.

E perché essa consenta a tutti di cercare il passo avanti da fare, ma a ciascuno di fare, partendo da dove si trova, proprio quel suo specialissimo passo. E anche di farlo da solo, senza l'aiuto e il supporto dei compagni, la ricchezza delle voci e delle idee, quello scambio di esperienze che avviene solo in gruppo e che anche a noi manca tanto. 

Questo lavoro, per me prezioso, sta costituendo tutto sommato il mio spazio di ascolto interiore. Ciò che sto maggiormente ricavando da questa esperienza, e il motivo per cui ve lo scrivo, è l'importanza che ha assunto in me il "prendermi cura", il "take care", l'avere a cuore e dedicarsi.

Mi accorgo di quanto tutto di me partecipi al cercare di creare le condizioni perché l'altro possa stare bene, o almeno meglio, lavorare meglio, vivere meglio, crescere.... 

Mai come in questo momento sento come il prendersi cura dell'altro che ci è affidato - uomo, pianta, acqua, animale, aria, città, pianeta... - possa diventare il senso della vita e il modo evoluto di essere umani.

L'effetto devastante di questo virus sul genere umano può davvero farci da lente per vedere gli effetti drammatici della predazione che noi stessi attuiamo sistematicamente su altri esseri e di cui sembra non riusciamo a fare a meno.

Fare altre scelte... seguire la via della compartecipazione e della cura... Chissà se ne avremo la forza! O ci affanneremo invece a ricostruire quello stesso modo di pensare, di (soprav)vivere, di produrre sfruttando, di investire più in oggetti che in vita.... a riprodurre tutto ciò che ci ha portati a questo punto....  

Ma ci sarebbe da scrivere per altre ore e io vi ho già costretti a una lunghissima lettura.
Vi ringrazio per la pazienza, spero possiate trovare qualche spunto interessante anche nella mia esperienza.
Vi penso anch'io, come altri di noi, uno ad uno nel cerchio, la composizione di G. al centro.
Buona Pasqua
S.


Riscontri


  • Cara S.,
    ero preoccupata del tuo lungo scritto: ancora parole mi sono detta, ma quando ho cominciato a leggerlo e a scoprirne la verità della tua profonda esperienza mi ha aiutato, confortato e sollevato. E’ stato un vero dono pasquale. Ridare un senso alla vita che ora ci compare così labile e precaria, una lotta invece che una gioia di manifestarsi mi ha confortato. E speriamo che veramente dentro di noi nascano nuovi semi di comportamento. Buona giornata con affetto a te e a tutti. E.

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